giovedì, gennaio 10, 2008

E. T. A. Hoffmann: il vaso d'oro. Riassunto

Un'altra chiave di ricerca frequente, tra quelli che capitano su questo blog, è "il vaso d'oro". Si tratta di un racconto di Hoffmann (inserito nella raccolta "Pezzi fantastici alla maniera di Callot" pubblicata tra il 1814 e il 1815) di cui avevo già parlato. Non so perché la gente la cerchi. A me però piace molto, quindi ecco un sunto della trama. Si divide, anziché in capitoli, in 12 veglie.



Il vaso d’oro - Una fiaba dei tempi nuovi
di E.T.A. Hoffmann




Prima veglia
Siamo a Dreda, primi dell’Ottocento (quindi periodi moderni, per quando è stato scritto). Anselmus esce il pomeriggio dell’Ascensione per andare a festeggiare ma inciampa nel cesto di mele di una vecchia mercante che si prende tutti i suoi soldi e gli scaglia contro una maledizione: finirà nel cristallo.
Viene descritto il personaggio: studente squattrinato, sbadato e spesso goffo, trova guai anche dove non ce ne sono e le figuracce sono per lui all’ordine del giorno.
Anselmus prosegue la passeggiata, ma si rende conto di non poter più festeggiare perché non ha più soldi, per cui si ferma in un prato sotto un sambuco e qui ripensa a tutti i suoi guai.
Il sole al tramonto gioca coi rami del sambuco, e qui qualcosa di strano accade. A un tratto il vento che soffia, le foglie del sambuco che stormiscono, il gorgogliare del fiume Elba, i raggi del sole... ogni elemento naturale pare un sussurro, parole perfettamente comprensibili, che dicono ad Anselmus come ogni elemento della natura parli quando l’amore lo accende. Tra i rami del sambuco compaiono tre serpi verdi, una di queste lo guarda con occhi azzurri carichi di amore ardente e di un’infinita nostalgia, e Anselmus se ne innamora perdutamente. Il sole tramonta richiamando le serpi con voce di bronzo e l’apparizione magica scompare.
Anselmus implora il sambuco di rendergli la serpe.

Seconda veglia
Un passante vede Anselmus delirare e lo prende in giro credendolo preda di una sbornia per i festeggiamenti.
Anselmus si vergogna e crede di aver sognato.
Anselmus incontra il vicepreside Paulmann insieme alla graziosa figlia Veronica e all’attuario Heerbrand. Ci sono dei fuochi d’artificio e i tre gli propongono una gita in barca sull’Elba.
Anselmus vede la serpe guizzare nell’acqua e tenta di raggiungerla, il barcaiolo lo ferma. Forse era solo il riflesso dei fuochi sul fiume.
Anselmus racconta la visione che ha avuto. Tutti pensano che dia i numeri, Veronica lo difende: ha avuto solo un sogno molto vivido.
Veronica si invaghisce di Anselmus, lui crede di provare attrazione per la ragazza.
Vanno a casa di Paulmann. Veronica canta e tutti la plaudono sostenendo che la sua voce sembra una campanella di cristallo. Anselmus protesta ferocemente: solo la serpe d’oro canta con voce di cristallo.
Tutti lo compatiscono attribuendo il suo comportamento al periodo difficile che sta vivendo.
Lo distraggono proponendogli un lavoro come copista per l’archiviarius Lindhorst, che pare un tipo eccentrico.
Il mattino dopo Anselmus si reca dall’archiviarius. Per una volta in vita sua è puntuale e ben vestito. Ma il picchiotto della porta di casa dell’archiviarius si tramuta nella vecchia delle mele che ripete la maledizione, quindi in un serpente bianco che avvolge Anselmus, il quale sviene.

Terza veglia
Storia mitica: l’amarillide nasce dal cuore della terra e si protende sfavillante verso il sole. Il bel Fosforo la ama e la desidera, ma il suo amore distrugge l’amarillide, da questo nasce una nuova creatura. Il drago amico dei metalli recupera la creatura ritrasformandola nell’amarillide, che però non è più la stessa perché ossessionata dal pensiero e ciò che prima era gioia ora è tormento. Fosforo indossa una lucente armatura e combatte contro il drago, che corre a nascondersi tra le viscere della terra. L’amore tra Fosforo e l’amarillide trionfa.
Questa storia la sta raccontando, in un locale pubblico, l’archiviarius Lindhorst, il quale rifiuta di ammettere che si tratti di un racconto simbolico, ma sostiene fermamente che sia la vera storia della sua famiglia, in quanto Fosforo e l’amarillide sono suoi antenati.
Tutti lo prendono in giro, lui parla del fratello che ha deciso di passare dalla parte dei draghi.
Nel locale ci sono anche Paulmann e Anselmus. Paulmann vuole presentare Anselmus all’archiviarius e convincerlo a cominciare il lavoro. Era stato Paulmann a trovare Anselmus in delirio davanti alla porta dell’archiviarius e non aveva creduto alla sua storia di vecchie e serpenti.
Crede che solo un lavoro possa riportare Anselmus coi piedi per terra, ma lo studente ha paura di ripresentarsi perché teme di incontrare di nuovo la vecchia delle mele.
Così eccoli qua. Ma Lindhorst, pur dicendo di assumere volentieri Anselmus, è piuttosto brusco.
Un tipo davvero bizzarro.

Quarta veglia
Nonostante le parole di incoraggiamento di Lindhorst, Anselmus teme di ripresentarsi da lui.
Invece trascorre i suoi giorni a tormentarsi per la nostalgia della serpe intravista sotto il sambuco, evita gli amici e vaga per le strade come un innamorato disperato.
Ogni sera si reca sotto il sambuco sperando di avere un’altra apparizione, ma nulla accade.
Una di queste sere incontra l’archiviarius Lindhorst a passeggio. Con imbarazzo dello studente, questo gli chiede come mai non si sia ancora presentato. E la sua voce bronzea pare la stessa che aveva richiamato le serpi.
Imbarazzato, Anselmus gli confessa la verità, aspettandosi di essere deriso. Ma Lindhorst è felice di sentirlo parlare così. Difatti egli afferma che le serpi verde-oro sono le sue figliole, e quella dagli occhi azzurri amata da Anselmus è la sua figlia minore Serpentina. Lindhorst mostra allo studente il suo anello, sul cui smeraldo luccicante appaiono le tre serpi, tra cui Serpentina che lo chiama con amore.
Anselmus è pieno di gioia al pensiero che tutta l’avventura sia vera e non un parto della sua fantasia malata.
Lindhorst conosce anche la vecchia delle mele: è una sua vecchia nemica che gli mette sempre i bastoni tra le ruote. Da ad Anselmus una fiala con un liquido che dovrà schizzare sulle narici della vecchia quando questa ricomparirà sul picchiotto, e gli chiede di presentarsi l’indomani mattina.
Quindi si allontana, e in lontananza le falde del suo cappotto paiono ali di un nibbio reale, che poi spicca il volo.

Quinta veglia
A casa, Paulmann si lamenta delle stravaganze di Anselmus, Heerbrand dice che invece nonostante tutto è un ragazzo che farà carriera, forse diventerà addirittura consigliere aulico. Nel sentire queste parole Veronica comincia a fantasticare un possibile futuro roseo, immagina Anselmus consigliere, ricco ed elegante, e lei la sua giovane moglie ammirata e invidiata da tutti, si vede elegante, con indosso orecchini di diamanti, sentirsi fare complimenti lusinghieri da tutti.
Ma una figura ostile si mescola ai suoi sogni, dandole dell’illusa e dicendole che anche lei sa benissimo che Anselmus non diverrà mai consigliere aulico e che soprattutto non la sposerà mai.
Veronica smette di fantasticare, ma la figura ostile continua a farsi beffe di lei nascondendosi tra gli attrezzi da cucina. Quando viene richiamata dalla sorella Franceschina si rende conto di aver parlato ad alta voce e che la figura ostile non è che la stufa.
Veronica riceve la visita di tre amiche alle quali racconta tutto, queste le consigliano di consultare una veggente a loro dire molto brava, la vecchia signora Rauer.
Veronica decide di andarci subito.
La signora Rauer abita in una zona malfamata della città. Il suo è un tipico antro da strega: gatti neri, pipistrelli e strane creature che sembrano bisbigliare nel buio. Lei ha un’aspetto da vecchia strega e delle orribili macchie di bruciato sul naso. Accoglie Veronica raccontandole storie assurde, di quanto sia stato perfido Anselmus a disperdere le sue mele, ad allearsi con Lindhorst, a innamorarsi della serpe verde e a gettarle in faccia del liquido che le ha procurato le bruciature.
Veronica crede che la vecchia la stia prendendo in giro e decide di andarsene. Ma lei la richiama confessandole d’essere la sua vecchia tata Luisa, quella che quando lei era piccina l’aveva abituata a non temere il buio e le strane creature che lì si nascondono. In effetti la vecchia ha ora un aspetto meno inquietante e anche la casa non pare più un antro stregato. Luisa dice a Veronica che Anselmus è stretto da strani legami che loro potranno spezzare se Veronica si recherà con lei a un crocicchio la notte dell’equinozio. Veronica acconsente.

Sesta veglia
Come promesso, Anselmus si reca da Lindhorst, e quando il picchiotto si trasforma nella vecchia delle mele, lui le getta addosso il liquido ricevuto. La vecchia strilla e il picchiotto torna ad essere tale.
Anselmus accede nell’abitazione di Lindhorst, dove subito accadono cose strane. L’archivista lo accoglie indossando una vestaglia di damasco e lo guida per corridoi decorati con piante e fiori, e lui si rende conto che si tratta di un vero, fantastico giardino, con uccelli, farfalle multicolori, che lo prendono bonariamente in giro.
Ciuffi di amarilli scintillanti si rivelano essere la vestaglia dell’archiviarius, e un pappagallo grigio diventa il maggiordomo. Il tutto è sorprendente, ma l’archiviarius nega che vi sia alcunché di strano. Lo conduce in una stanza circondata di palme dorate, qui c’è un tavolo con su uno scintillante vaso d’oro nel quale Anselmus vede luoghi fantastici. Ma non si fermano. Lindhorst lo porta in una biblioteca dove gli spiega il lavoro che dovrà fare: copiare antichi manoscritti molto preziosi. La paga offerta è buona, ma c’è un imperativo da rispettare: guai se macchierà un originale!
L’archiviarius giudica scarsi gli attrezzi e le capacità di Anselmus e lo rifornisce di nuovi inchiostri e penne, che paiono magiche. Lindhorst lascia solo Anselmus, che comincia a lavorare: con i nuovi attrezzi tutto gli pare facile, e anche i manoscritti, che appaiono in geroglifici strani, man mano paiono comprensibili e tanto facili da copiare, anzi, sembra quasi che si copino da soli apparendo magicamente sulla pergamena.
Il lavoro scorre felicemente, anche perché Anselmus sente che Serpentina è accanto a lui e lo incoraggia. A fine giornata si merita un bel tallero lustro che Lindhorst gli fa apparire nella tasca del panciotto.

Settima veglia
La notte dell’equinozio, dopo che suo padre e sua sorella sono andati a dormire, Veronica sguscia fuori casa e raggiunge la vecchia Luisa sul crocicchio.
E qui la attende una nottata spaventosa. La strega prepara un calderone e con l’aiuto del suo elettrico gatto nero, esegue uno spaventoso rituale dove vengono richiamati spiriti vari e raccolti elementi ripugnanti. Veronica è terrorizzata ma non è in grado di opporre resistenza. Alla fine il contenuto del calderone si coagula in uno scintillante specchietto. Si scatena la tempesta, e nel turbine di elementi e magia, Veronica sviene.
Quando si risveglia è nel proprio letto.
Ha la febbre alta, tanto che il padre ha chiamato un dottore. Racconta tutto alla sorella Franceschina, ma quella le dice che ha solo sognato. La sua mantella però è bagnata, e nonostante Franceschina sia sicura che è così solo perché la notte le finestre si sono spalancate per il vento e l’acqua è entrata bagnando la mantella, Veronica crede davvero di aver vissuto tutti quegli spaventi. Un’ulteriore prova le viene fornita dal lucido specchietto che porta appeso al collo.
Nello specchio lei vede Anselmus, intento a ricopiare i manoscritti di Lindhorst. I due scherzano, Anselmus le chiede perché ogni tanto si diverta a maschararsi da serpe e lei ne ride.
Poi arriva il dottore che visita Veronica e il dialogo tra i due giovani s’interrompe.

Ottava veglia
Intanto il lavoro di Anselmus da Lindhorst prosegue. Lo studente è sempre più felice di essere lì, perché sente sempre più vicina la presenza di Serpentina.
Lindhorst gli concede di lavorare nella meravigliosa stanza delle palme, qui Serpentina lo raggiunge: è una splendida fanciulla dai lunghi capelli, la veste color verde oro scintilla, le sue braccia lo circondano con amore e lei comincia a raccontargli una storia. Quella dello sposalizio tra la salamandra e la serpe verde-oro.
Nella terra di Atlantide Fosforo, il principe degli spiriti elementari, aveva un salamandro prediletto. Costui s’era innamorato di ardente passione per una bella serpe, ma nonostante Fosforo avesse cercato di dissuaderlo ricordandogli come il suo ardente amore evesse quasi portato a distruzione l’amarillide, il salamandro non aveva voluto sentire ragioni. Il salamandro amò la serpe che ne venne distrutta, lui allora pazzo di dolore percorse tutto il giardino primigenio distruggendolo col suo fuoco. Fosforo lo condannò a essere rinchiuso prigioniero nel cuore della terra, il suo fuoco spento. Ma siccome fu solo l’amore a guidare il salamandro, la sua punizione non sarà per sempre: un giorno, quando la degenere stirpe umana avrà abbandonato la natura e la ricorderà solo come un lontano paradiso perduto, con ardente nostalgia, anche il salamandro tornerà sulla terra come uomo e recupererà il suo fuoco. Troverà le tre figlie generate con la serpe, ognuna di queste figle avrà in dote un vaso prezioso, forgiato con fuoco e diamanti, e quando ciascuna di loro troverà un uomo in grado di comprendere il linguaggio della natura, in grado di amarle e credere in loro, l’incantesimo sarà spezzato e il salamandro potrà tornare nel suo giardino perduto, mentre il giovane che amerà la serpe sarà ricompensato con l’accoglienza nel primigenio mondo naturale, che non sarà più un ricordo straziante di un mondo perduto, ma il suo nuovo regno ritrovato. La cosa non è però senza pericoli, infatti dall’amore tra una delle penne del drago sconfitto da Fosforo e una barbabietola, era nata la perfida strega delle mele, che aspirava al vaso d’oro e avrebbe fatto di tutto per ostacolare Anselmus.
Questa la storia narrata da Serpentina, e questa anche la storia ricopiata da Anselmus, dal momento che ora quegli strani geroglifici sembrano avere un significato anche per lui. Difatti il salamandro altri non è che Lindhorst, e Serpentina è una delle sue tre figlie.

Nona veglia
Anselmus è sempre più felice di recarsi a lavorare da Lindhorst e di avere per sé l’amore di Serpentina.
Però ora gli capita qualcosa di strano. La notte stessa in cui aveva ascoltato la storia della salamandra, gli pare di vedere Veronica visitarlo con espressione addolorata. Da allora sente una forza che lo attira sempre più verso la ragazza, fin quando comincia a pensare che dopotutto lui ama realmente Veronica, tutte le esperienze avute da Lindhorst non sono altro che fantasticherie dovute al bizzarro ambiente e a qualcosa di strano che l’archiviarius adopera per profumare le stanze in cui lavora.
In strada, Anselmus incontra Paulmann che lo invita a casa propria, e qui Veronica gli appare più dolce e amabile che mai. Sì, lo studente ne è convinto: lui ama quella fanciulla.
Veronica prepara un ponce, ma gli astanti ne eccedono e, ubriachi, cominciano a dare i numeri. Anselmus afferma che Lindhorst è una salamandra perseguitata da una vecchia strega, Veronica prende le difese di Luisa e il tutto termina in una rissa, che però viene interrotta dall’improvviso arrivo di Lindhorst, contrariato perché quel giorno Anselmus non si è presentato al lavoro. L’archiviarius quindi se ne va e tutti si calmano. Veronica saluta amabilmente Anselmus il quale, convinto di amarla, prende la decisione di chiederla in sposa non appena sarà diventato consigliere aulico.
Anselmus torna a lavoro da Lindhorst, ma la casa non gli pare più magica come fino al giorno prima, il fantastico giardino gli appare come comuni gerani in vaso, gli uccelli multicolori non sono che passerotti spennati e anche la stanza azzurra con le palme d’oro altro non è che una pacchianissima stanza con delle orrende palme dipinte sulle pareti.
Lindhorst lo osserva con malcelata ironia, gli domanda del ponce, afferma di esservi stato nascosto dentro (lui, in quanto salamandra, nuota nel fuoco), ma Anselmus giunge alla conclusione che il vecchio sia decisamente svitato.
Quando si mette all’opera, Anselmus scopre che gli è quasi impossibile copiare quei segni incomprensibili. Preso dalla rabbia, finisce col versare una larga macchia d’inchiostro su un originale.
Subito tutta la stanza sembra scuotersi e precipitargli addosso, e Anselmus sviene. Quando torna in sé, si rende conto di essere rinchiuso in una bottiglia di cristallo su una mensola dello studio di Lindhorst.

Decima veglia
Anselmus si rende conto di non essere solo. Accanto a lui ci sono altre bottiglie con dentro altri studenti. Stranamente però nessuno di loro pare essere consapevole della sua reale situazione. Anzi, sono tutti convinti di trovarsi a passeggio, o di starsi recando in birreria. Anselmus si sente abbandonato, si pente di aver dubitato di Serpentina e la invoca, dichiarandole tutto il suo amore. Ed ecco che la voce cristallina di Serpentina giunge a infondergli coraggio, e per un po’ le pareti della sua prigione paiono lasciargli un po’ più di spazio.
Ma ecco giungere la vecchia Luisa. Questa sbeffeggia Anselmus, gli promette la libertà se in cambio lo studente sposerà Veronica a l’aiuterà a sconfiggere Lindhorst. Anselmus però ha imparato la lezione e ormai è fedele al suo unico amore, Serpentina. Raccogliendo le ultime forze riesce a dare l’allarme e a richiamare Lindhorst.
Segue una violenta battaglia tra lui e le strega, alla fine della quale quest’ultima viene miseramente sconfitta e ritrasformata in barbabietola, che viene prontamente gettata via.
Lindhorst premia la fedeltà di Anselmus liberandolo e promettendogli in sposa l’amata Serpentina.

Undicesima veglia
Paulmann lamenta i postumi della sbornia e la rissa del giorno prima, ma attribuisce tutta la colpa a quello svitato di Anselmus, che si augura vivamente di non incontrare mai più.
In quella giunge Heerbrand con una novità: è stato appena nominato consigliere aulico e chiede la mano di Veronica. La ragazza subito pare accendersi di amore per Heerbrand e acconsente. Anselmus non è più affar suo, ormai ha trovato un’altra strada, la vecchia è stata sconfitta e lo specchio si è infranto: ora anche lei è libera. Tempo dopo, vediamo il sogno di Veronica divenuto realtà: lei è la moglie del consigliere aulico, è graziosa ed elegante, indossa orecchini di diamanti e tutti la lodano.

Dodicesima veglia
L’autore non sa come descrivere quel che accadde dopo ad Anselmus, ma ecco che gli giunge della posta: è un biglietto di Lindhorst, che lo invita da lui per aiutarlo a raccontare il finale.
Nella fantastica casa di Lindhorst, lo scrittore trova la coppa d’oro nella quale scoppietta allegra una bevanda flambè. Lindhrost vi nuota dentro in quanto salamandra, mentre lo scrittore, bevendola, vede il seguito della storia. Di come Anselmus abbia sposato Serpentina e di come viva assieme a lei nel meraviglioso regno di Atlantide, ormai la sua nuova e splendente patria.
La bevanda termina e Lindhorst accomiata lo scrittore incoraggiandolo a scrivere il racconto e a renderlo ben noto, perché dopo tutto lui ha ancora due figlie da accasare per poter spezzare l’incantesimo.
Lo scrittore spera di poter essere uno dei prossimi pretendenti.

FINE

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8 Comments:

At 4:51 PM, Anonymous Beatrice said...

Ti ringrazio immensamente per avere messo nel blog questo riassunto de Il vaso d'oro... faceva parte di un esame che ho dovuto preparare in poco tempo, senza poter leggere il libro... quindi mi è stato parecchio utile ^_^ ora che l'esame è alle spalle, lo sto leggendo ed è davvero molto bello e singolare :-)

Beatrice

 
At 3:29 AM, Anonymous Anonimo said...

Cara Ila, ho letto più volte questa bella opera di Hoffmann e ti faccio i complimenti per come sei riuscita a riassuntarla, non deve essere stato molto semplice, ma il risultato è davvero buono!
Linda.

 
At 8:00 PM, Anonymous Anonimo said...

grazie mille x questo blog!!! sei la mia salvezza.... nn è ke ai anke il riassunto dei twilight???? se celai sei la persona piu utile e simpatica del mondo!!!!

baci baci

 
At 3:52 PM, Anonymous Anonimo said...

Grazie per aver postato questo riassunto. Sono stata assente da scuola e ho dovuto leggermi da sola le prime due veglie in lingua originale! Sono un po' difficili!

 
At 6:51 PM, Anonymous Anonimo said...

ciao mi servirebbe il riassunto di:
UNA SCATOLA DI LATTA CELESTE..ti prego è urgente.ti ringrazio in anticipo..:* =))

 
At 6:59 PM, Anonymous Anonimo said...

ciao scusa il disturbo ma mi potresti farmi il riassunto del primo capitolo di:UNA SCATOLA DI LATTA CELESTE..fammi sapere
ti ringrazio in anticipo

 
At 4:41 AM, Blogger J&G said...

Mi dispiace, ho letto solo ora :-(

 
At 11:01 PM, Blogger Peter Panda said...

Per spirito di partecipazione alla passione e alla precisione di questa formidabile blogger, lascio qui la trascrizione del mio paragrafo preferito:

Ora mi sia concesso di domandare direttamente a te, lettore benevolo, se nella tua vita non ti sia mai accaduto di attraversare ore, giornate, forse settimane intere, in cui tutte le tue attività consuete ti riempivano di tormentoso scontento; in cui tutto ciò che abitualmente consideravi valido e importante ti sembrava invece insulso e spregevole?… Allora non sapevi più che cosa fare né da che parte voltarti e provavi l’oscura sensazione che in qualche posto, in un tempo imprecisato, dovesse avverarsi un tuo desiderio, alto oltre ogni limite di umana gioia, un desiderio che la tua mente, simile a un bimbo severamente sorvegliato non osava neppure esprimere. Ovunque tu fossi o andassi, quella nostalgia di un qualcosa d’ignoto ti avvolgeva, come un vaporoso sogno di immagini trasparenti, pronte a perdere i contorni se appena un po’ più attentamente osservate, rendendoti insensibile a tutto ciò che ti circondava. Ti trascinavi intorno con lo sguardo annebbiato, come un innamorato senza speranza, e tutto ciò che vedevi fare dalle farraginose e variopinte moltitudini umane non ti procurava più né dolore né gioia, come se già non appartenessi più a questo mondo.
Ernst Theodor Amadeus Hoffmann- Der goldne Topf

 

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